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Le ragioni del Referendum ladino
Introduzione
Cenni storici
Diritti dei Ladini
Il Referendum del 2007


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Testi: Stefano Lorenzi
Immagini: archivio U.L.d'A.
Web design: Stefano Lorenzi e Monica Burba

LE RAGIONI DEL REFERENDUM LADINO A CORTINA, COLLE SANTA LUCIA E LIVINALLONGO DEL COL DI LANA

Cenni storici
I Ladini sono circa 35.000 e vivono in cinque vallate che hanno come loro centro naturale il massiccio del Sella: la Val Badia con Marebbe, la Val Gardena, la Val di Fassa con Moena, Livinallongo del Col di Lana con Colle Santa Lucia e Cortina d’Ampezzo.

Questa comunità ha fatto parte del Tirolo fino al 1919 ed è restata unita amministrativamente fino al 1923. Quando la nostra regione passò all’Italia, infatti, Ampezzo, Colle e Livinallongo rimasero uniti agli altri Ladini nella neo-istituita Regione Venezia Tridentina.
Appena nel 1923, dunque, i tre comuni furono aggregati al Veneto, del quale, prima, Colle e Livinallongo non avevano mai fatto parte e Cortina soltanto tra il 1420 e il 1511 (con la differenza che la Serenissima all’epoca rispettò l’autonomia del Cadore appena conquistato dal Friuli, mentre il Veneto moderno non volle riconoscere alcuna “diversità” all’interno dei suoi confini).

Con l’istituzione delle province di Bolzano e Trento nel 1927 e l’assegnazione della Val di Fassa a quest’ultima, la tripartizione dei Ladini venne completata. Il fine dichiarato di questa misura era quello di minare alla base l’unità dei Ladini. Tale situazione di divisione purtroppo perdura fino al giorno d’oggi ed è di grave danno alla sopravvivenza del gruppo ladino.

Tra il 1945 e il 1948 i tre comuni intrapresero numerosissimi tentativi per la loro riaggregazione agli altri Ladini della
provincia di Bolzano, in ragione della loro
storia plurisecolare comune, nonché per la loro affinità di lingua, cultura e tradizioni.

In questi anni post-bellici la provincia di Bolzano era ben lungi dall’essere la regione
ricca e prospera del giorno d’oggi: le ragioni del referendum erano soltanto storiche, linguistiche e culturali.
Ciò nonostante, questa possibilità fu sempre negata, sebbene espressamente prevista dall’articolo 132 della Costituzione italiana.